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L'area protetta della Calvana, da Sofignano a S. Leonardo

L’ANPIL della Calvana è nata per la salvaguardia di caratteri particolari: le grandi praterie sommatali, i boschi sottostanti, le doline e le grotte, gli esemplari vegetali e la caratteristica pietra  di alberese e colombino. Ma anche per un rilancio dell’area, in abbandono dagli anni Sessanta, pensando alla pastorizia ed all’allevamento della razza Calvanina, vacche da carne autoctone.
A Le Fornaci, antico borgo di Sofignano, è nato un Frantoio Consortile ed un Centro Visite: quest’ultimo, con bed and breakfast annesso, è un luogo di prima informazione e la sede di laboratori didattici, punto tappa di sentieri e percorsi su antiche strade bianche, con offerta di anelli trekking e itinerari per visite guidate.

I principali punti tappa:

Le Fornaci 
Antico borgo nato per iniziativa di Jacopo Brandi, fornaciaio dell’Impruneta che, a metà del XV secolo, ebbe in concessione dai Buonamici di S.Gaudenzio, per contratto di livello, un piccolo “tenimento” di terra per costruirvi casa e fornace: per sé, per i propri figli e per i loro discendenti a linea mascolina. Il borgo delle Fornaci diventò nel tempo luogo di residenza anche di braccianti, che praticavano l’arte di arrangiarsi, andando ad opera, praticando la pastorizia e la caccia, rastrellando legna (anche per fare i bucati conto terzi) nel Poggio delle Scope e nel Piano della Selva, sotto il quale erano i Termini, a confine con la proprietà dei Buonamici.
Pieve dei SS. Vito e Modesto
A 410 metri d’altitudine, sulla strada di mezzacosta, questa chiesa di antica origine fu sede di una delle quattro pievi della val di Bisenzio: ha un’ampia facciata ed un bel porticato, abbellito dallo stemma in maiolica dei Buonamici, in chiesa una sola navata, un bell’altare in marmo bianco, due altari laterali oggetto di devozione popolare. La Pieve era il cuore della religiosità e della socialità dell’area mezzadrile di Sofignano, soprattutto per la festa del 26 giugno (compresa tutta la fase preparatoria dell’accatto dei Festaioli), quando si celebravano 26 messe in uno stesso giorno: non solo nella pieve, ma anche negli oratori della zona, per adempiere ad un voto fatto dalla popolazione minacciata dalla peste nel 1631.
Villa di S. Gaudenzio
Antico insediamento medievale, nato attorno alla chiesetta del popolo di S.Gaudenzio, nel tempo incorporato come oratorio gentilizio, insieme ad una caratteristica torre angolare, nel complesso della villa rinascimentale e fattoria, appartenuta, caso più unico che raro, dalle origini fino ad oggi ai Buonamici ed ai loro discendenti. Questa villa ospitò personaggi assai importanti invitati dai Buonamici durante la villeggiatura: dal Firenzuola a Sem Benelli, dal mamalucco Mustafà Effendi alla cantante lirica Goggi Marcovaldi. L’amicizia di cui i Buonamici ebbero maggiormente a vantarsi fu però quella di Galileo, celebrato nella Vigna delle Veneri.
La Vigna delle Veneri
Luogo storico, all’interno della villa e fattoria di S.Gaudenzio, sulla sponda destra del fosso delle Fornaci, dove sorge il monumento con lapide in onore di Galileo Galilei, collocata nel 1841 da Ranieri Buonamici, a ricordo dell’amicizia che legò il grande scienziato con il suo antenato Giovanfrancesco Buonamici dal 1630 e della vigna che produceva il vino caro a Galileo.
Fattoria Del Bello
Antica curtis medievale, poi grancia (granaio di una proprietà ecclesiastica) dell’Ordine dei Serviti, infine fattoria e villa di Pietro Del Bello, un diplomatico benestante, che l’acquistò all’asta nel 1867: in seguito fece notevoli investimenti per sistemare alcuni ambienti della villa, il giardino ed il Selvatico. Riadattò i locali di fattoria con tinaia, frantoio, scuderia, serra e pomaio; accrebbe il numero dei poderi (undici), la produzione e la qualità del vino. La proprietà passò, alla morte dei suoi eredi diretti, alle cugine francesi (Cecilia Bronne) e poi ai Fantini.
Buca del Tasso
Caratteristica grotta ad andamento orizzontale (ingresso a m.490) che si sviluppa per oltre 65 metri, sotto la strada che da Fonti porta al Piano dei Bianchi, sulla sponda destra del rio di Fontana, che scende dai monti della Calvana. Qui si rifugiarono molti sfollati, durante il passaggio del fronte nell’estate del 1944, nascondendo (anche nella vicina Buca della Volpe) il bestiame, per sottrarlo alle razzie dei Tedeschi.
Piani dei Bianchi
Prati appartenenti ai Bianchi, contadini del Poggio sopra la Pieve dei SS. Vito e Modesto: un tempo a pascolo e a coltura, oggi prevalentemente aree per attività del tempo libero, da cui partono importanti sentieri di collegamento con una delle più belle e conosciute zone della Calvana di Sofignano (la Fonte al Favo e Il Corso). In prossimità dei Piani esiste da secoli una bellissima quercia da sughero chiamata dal detto popolare “La Sughera”.
Fonte al Favo 
In antico menzionata anche come “Fonte al Fago”, a ricordo dunque di un favo o di un faggio isolato e raro nella zona: era gradito e rinomato luogo di ritrovo per i pastori e per i cacciatori, ritratti qui in alcune foto ricordo con le loro prede (fagiani e lepri).
Il Corso
Questo era uno dei luoghi più noti della Calvana di Sofignano, caratterizzato da prati belli e pianeggianti: “mitico”, a ricordo di una zona popolata da contadini e da pastori, assai diversa da quella attuale ove hanno preso il sopravvento i rovi e le spine.
Aia Padre
Altro luogo famoso della Calvana di Sofignano, per la pastura, per la fienagione e per vagliare il grano che i Bianchi coltivavano e lanciavano a palate nel vento, facendo ricadere i chicchi da una parte e la pula dall’altra.
Il Mandrione
Era uno dei pascoli più apprezzati della Calvana: il toponimo ricorda il tipico luogo di pastura (detto “la mandria”) della Calvana di Sofignano. Era anche un importante valico di comunicazione (a m. 841) fra la val di Bisenzio ed il Mugello, con collegamenti diretti con Citorniano, anch’esso antico possesso dei Buonamici.
Le Cave
Alle pendici del Mandrione, era il luogo da dove veniva estratta la pietra tipica della Calvana (alberese), sia per costruzione, sia per produrre calce e cementi.
Rimaggio,
Casa contadina, di cui si vedono ancora i resti, nei pressi della fonte omonima, dove il Firenzuola ambientò la favola del Leone di Rimaggio. Nel 1283 qui fu fondato dal mercante pratese Ubaldo di messer Adatto da Prato lo spedale di cui si vedono ancora i resti, incorporati nei muri della casa contadina di cui restano i ruderi seppelliti nel verde. Fu dotato di varie rendite e posto alle dipendenze del vescovo di Firenze. Per questa realizzazione Ubaldo fu sciolto dal voto di andare in pellegrinaggio a S.Jacopo di Compostela.
Le Mura
Località che anche nel toponimo ci riporta ad uno dei più antichi insediamenti di Sofignano, a ricordo dell’originaria fortificazione ghibellina che fu smantellata per volontà dei Guelfi pratesi nel 1305. In seguito divenne sede di villa e fattoria, appartenuta ai Geppi ed ai Vai.
Boana
Antico podere dei Buonamici, detto anche “Bovana” nelle carte archivistiche: era un podere ricco provvisto di vigna e olivi, campi da mettere a coltura, a lato del fosso di Rio al Taglio. Si trovano qui diversi esemplari di frutta antica.
Spina Vagliucci
In quest’antica area di pastura si trova un eccezionale esemplare di biancospino (Crataegus,sp.) a portamento arboreo di grandi dimensioni (alto 8 metri, vecchio di 400 anni), denominato Spina Vagliucci: al centro del pascolo dei poderi di Savignano, Casanera e Colombaia. Presso la Spina, tipica dell’ambiente della Calvana, si vede ancora un bel merizzo di carpine bianco e noccioli: a bordo del sentiero si vede un bel capanno di pastori.
Monte Maggiore
E’ la più alta sommità della Calvana (m.416): da qui si gode un’ampia vista, che in giornate chiare fa scorgere anche il mar Tirreno. E’ la tradizionale meta degli escursionisti, soprattutto nella stagione in cui fioriscono le giunchiglie. Anche don Siro Morozzi, pievano di Sofignano, faceva attaccare la treggia al suo contadino, per farsi portare sui prati del Monte Maggiore, per ammirare in estate il panorama della piana pratese e fiorentina.
Camposanico
Dal crinale della Calvana si scende verso gli insediamenti più alti del versante valbisentino. La casa contadina di Camposanico (m. 595) era di antica origine, ricostruita nel corso dell’Ottocento con materiali di una preesistenza medievale, aveva una fonte perenne e un bel lavatoio in pietra, che ne giustificava la collocazione e il toponimo.
Lavacchio
Scendendo ancora sulla strada bianca, da Camposanico si incontra Lavacchio (m. 513), casa contadina di cui oggi restano importanti ruderi: prende il nome dal grande lavatoio in alberese, usato un tempo anche per la pulitura della lana, giacchè alla pastorizia si dedicavano particolarmente i contadini di questa zona. Nei pressi dell’edificio si vede anche una bella quercia secolare.
Fonte del Bottino e Sasso Spugnoso
Costeggiando il torrente Nosa, che nasce alla confluenza tra il fosso del Bottino ed il fosso della Ripa, si trova una fonte ricca e caratteristica (Fonte del Bottino), in prossimità del cosiddetto Sasso Spugnoso: una formazione di travertino di grandi dimensioni, originata dalla vicina sorgente calcarea, con caverne e percorsi scavati dall’acqua, muschi e piante nate nelle cavità, anche resti animali cementati nel calcare.
Savignano
Sul corso della Nosa, deviato in epoca antichissima perché le sue acque non danneggiassero i campi sottostanti, sorge il paese di Savignano, con le sue case in pietra che tradiscono un’origine medievale e la bella chiesetta parrocchiale, dedicata ai SS. Andrea e Donato. Davanti al ponte sulla Nosa si stagliano un noce ed un grande gelso, a testimonianza della vita contadina di questo borgo che fu anche abitato da artigiani: nel podere davanti alla chiesa si trovava anche un bell’olmo, simbolo di saggezza, sotto il quale si riunivano a consiglio i capifamiglia nel “comune rustico” della villa di Savignano.
Guado rio degli Schizzi
Il fosso nasce a 750 metri di altitudine: ha una forte portata d’acqua dall’inizio, quando si chiama Fosso del Bosco al Pozzo, poi disperde una parte delle sue acque in vari percorsi sotterranei. Riemergono sulla strada sottostante detta degli Schizzi, con un caratteristico fenomeno di spruzzi d’acqua a cascata che precipitano in tanti rivoli nella Nosa sottostante, all’improvviso dopo giorni di grosse piogge.
La Fillirea monumentale
Sulla via degli Schizzi, tornando verso Savignano, si incontra lato valle una Fillirea monumentale, oltrepassate due querce sul lato di monte: è una pianta sempre verde tipica della macchia mediterranea che qui ha trovato un microclima ideale. Più avanti si incontra una fonte fra le rocce, scavate dall’acqua e ferite dagli scoppi di proiettili del secondo conflitto mondiale, accumulati e fatti scoppiare nel dopoguerra.

Forracani
E’ una corruzione popolare del toponimo Ferracani, riferibile al nome della famiglia che possedeva questi terreni e la bella casa medievale, in ristrutturazione ai piedi del bosco. La famiglia pratese dei Ferracani, imparentata con i Vai, era potente per la ricchezza che aveva accumulato con le sue attività di allevamento di bestiame.
Fabio
Fronteggiato dal selvatico poggio del Maglio, Fabio è un nucleo di case attorno alla piccola chiesa di S.Martino a Fabio (con la villa Cipriani, antica casa torre, e il nucleo del Ponticello, oggi agriturismo unito a fattoria didattica) è testimonianza di un antico insediamento di epoca romana, al centro del quale probabilmente sorse una villa rustica (localizzabile nel complesso a settentrione della chiesa. Essa risale al XII secolo, ha un bel  campaniletto a vela, un portico, una navata unica coperta da due capriate.
Parmigno
Raggiungibile dalla carreggiata che sale dalla chiesa, Parmigno è un terrazzamento naturale sotto il monte Cagnani, in area panoramica e molto suggestiva da un punto di vista naturalistico. Ebbe il massimo sviluppo nel XIII secolo e dell’epoca restano i ruderi degli edifici che ospitavano i contadini  ed un chiesino, intitolato a S.Stefano, con un bel portale e, all’interno, i resti di affreschi quattrocenteschi.
Faltugnano
Nella stessa zona, in direzione sud, verso Prato, si affaccia Faltugnano, soprastante il promontorio di Ugnano, su cui fu costruita la villa di Meretto. La chiesa, intitolata ai santi Giusto e Clemente, è il nucleo centrale di un’importante area mezzadrile costituita da case sparse, oggi ville residenziali, fatta di dimore rustiche, ma anche di importanti case torri, poi trasformate in ville: basta citare villa Organi e villa Ricci a poca distanza della chiesa.
S.Leonardo
Si tratta di un insediamento medievale, oggi in restauro dopo l’abbandono di oltre mezzo secolo, a guardia dell’antica strada di valico con il Mugello che da Prato dava accesso alla Calvana, in direzione di Valibona.
S.Leonardo in collina è in posizione dominante, sopra il tradizionale imbocco della valle (a La Madonna della Tosse) e vede nella chiesa, oggi diruta, il nucleo centrale di un piccolo borgo rurale fatto di case in pietra. Sono in corso progetti di recupero che finora hanno ridato vita ad alcuni edifici e che si propongono di ricostruire anche chiesa e canonica.

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